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Caldo: i cambiamenti climatici modificano i tempi dell’agricoltura

Caldo: i cambiamenti climatici modificano i tempi dell’agricoltura



La Cia rileva che le temperature anomale, ben al di sopra delle medie stagionali di questo periodo, non solo stanno creando problemi sui campi e perdite agli agricoltori, ma riportano in evidenza una questione di ben più ampia portata: negli ultimi vent'anni il progressivo aumento delle temperature ha cambiato il calendario delle nostre campagne, soprattutto al Sud dove le operazioni di raccolta sono anticipate anche di 20 giorni. Non soltanto pomodori, pesche e nettarine, ma anche mais e uva: i cambiamenti climatici, con il progressivo aumento delle temperature e dei periodi di siccità, hanno effetti diretti sulle colture e sempre più spesso stravolgono i calendari "classici" dell'agricoltura italiana. Il problema riguarda ovviamente l'immediato, ma non solo. Frutta e ortaggi - fa rilevare la Cia - subiscono danni più o meno gravi a causa delle temperature elevate: dal colpo di calore, che dissecca porzioni della pianta provocando uno squilibrio idrico con effetti sullo sviluppo, alle scottature che colpiscono colletti e fusti delle giovani colture, alla spaccatura dei frutti. Senza contare che il caldo, accompagnato da un alto tasso di umidità, aumenta il rischio di attacchi parassitari, oltre ad accrescere il costo della "bolletta energetica" con un uso maggiore di carburante agricolo necessario per mantenere i prodotti freschi nei magazzini di conservazione ed effettuare irrigazioni di soccorso. La Cia d’Abruzzo, con i suoi uffici territoriali sta monitorando la situazione sia qualitativa che quantitativa delle produzioni ed ha riscontrato le prime difficoltà, in particolare per i vigneti, in zone non servite da strutture irrigue dove le alte temperature di questi giorni rischiano di anticipare l'invaiatura, ovvero la maturazione dei vigneti stessi. Tale operazione di monitoraggio è attuata anche al fine di invocare eventuali provvidenze a favore degli agricoltori danneggiati. Inoltre, mentre restano a rischio le coltivazioni necessarie all’alimentazione animale - continua la Cia - e nonostante gli impianti di ventilazione nelle stalle, la produzione di latte è calata di 5 o 6 litri al giorno. I danni dovuti a questa tropicalizzazione del clima rientrano tra gli effetti dovuti ai mutamenti delle condizioni ambientali: non si tratta solo di cali di resa, ma di cicli di produzione che si sono ridotti e anticipati. In vent'anni si sono riscontrati cambiamenti significativi nell'anticipazione della raccolta. In particolare nella stagione estiva, rispetto al trentennio 1960-1990, i cicli vegetativi sono anticipati mediamente di 5-10 giorni al Nord e di 7-12 giorni al Centro-Sud, con punte in Sicilia di 15-20 giorni. E a risentirne di più sono proprio le coltivazioni di questo periodo. A preoccupare sono anche la scarsità dell'apporto idrico e le inefficienze nelle reti di accumulo e distribuzione. I lunghi periodi di assenza di precipitazioni, intervallati a temporali brevi e violenti, innescano fenomeni di dissesto idrogeologico: la siccità "impoverisce" il suolo rendendolo meno produttivo e sui terreni così stressati le piogge intense e improvvise non fanno che aggravare la situazione, provocando allagamenti e frane. Senza contare che i cambiamenti del clima - conclude la Cia - impongono di lavorare seriamente a una rete idrica realmente efficiente, con opere infrastrutturali per la manutenzione, il risparmio ed il riciclo delle acque.


News pubblicata da: regionale

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