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CETA: l'accordo di libero scambio tra l'Europa e il Canada

CETA: l'accordo di libero scambio tra l'Europa e il Canada

L’accordo CETA spalanca reali e interessanti opportunità commerciali alle aziende italiane che operano nell'agroalimentare

Con il termine CETA si intende l'accordo di libero scambio tra l'Europa e il Canada, sul quale molto si sta manifestando in questi giorni, probabilmente più in funzione di riposizionamenti politici che di reali analisi di merito e nonostante l’Europa l’abbia siglato dopo ben sette anni di negoziato senza cedere minimamente sul fronte delle nostre regole di sicurezza alimentare. In effetti, ed al contrario di quanto affermato da alcune sigle professionali e sindacali che durante il lungo negoziato mai hanno sollevato le questioni che oggi vogliono far valere come imprescindibili, l’accordo CETA spalanca reali e interessanti opportunità commerciali alle aziende italiane che operano nell'agroalimentare e consente a migliaia di produttori di latte, vino, ortofrutta, olio ed altre eccellenze di riuscire, attraverso cooperative e strutture aggregate, di creare un importante valore aggiunto alle loro produzioni proprio grazie alle vendite sul mercato canadese. Di ciò è convinta l’intera compagine di Agrinsieme, il coordinamento composto dall'Alleanza delle cooperative agroalimentari e dalle organizzazioni professionali Cia, Confagricoltura, Copagri. Secondo Agrinsieme con il calo dei consumi interni l'apertura di nuovi mercati rappresenta una priorità imprescindibile ed una grande opportunità per l'agroalimentare italiano. È sbagliato pensare di difendere la nostra agricoltura arroccandoci all’interno dei nostri confini nazionali o europei, con posizioni di chiusura o di protezionismo; infatti Le nostre aziende riescono a far reddito anche e soprattutto quando possono commercializzare le proprie eccellenze in Paesi che hanno un numero di abitanti in continua crescita, come la Cina e il sud est asiatico, o un grande potere di acquisto, come appunto il Canada che vanta uno dei più alti redditi pro capite al mondo. È assolutamente infondato, ed anzi appare pretestuoso, affermare che, all'indomani dell'entrata in vigore dell'accordo, in Italia potranno essere commercializzati alimenti come la carne agli ormoni o prodotti con organismi geneticamente modificati. Anzi, analizzando oggettivamente i singoli comparti, vanno sottolineate alcune questioni di enorme importanza: per il vino italiano, presente sul mercato canadese al pari di quello francese e quello americano, è prevista l'eliminazione completa delle tariffe, la tutela di tutte le nostre denominazioni e un generale miglioramento delle attuali condizioni esistenti; per il settore lattiero-caseario, già oggi l'Italia è al primo posto per le esportazioni in Canada e grazie al CETA può arrivare a raddoppiare le proprie vendite, con una tutela nei confronti di ben undici formaggi Dop che prima non era così elevata e che fuori dall’accordo non potrebbe essere garantita; per quanto riguarda poi le importazioni del grano, si sta creando allarmismo ingiustificato, visto che i dazi alle importazioni di grano duro dal Canada sono stati eliminati più di 30 anni fa e considerato che l'entrata in vigore del trattato non muta di fatto nulla rispetto alle già esistenti condizioni di ingresso di tale commodity nel nostro paese. Tra l’altro Agrinsieme non dubita che, sia per le importazioni di grano come di tutti gli altri prodotti agroalimentari provenienti dal Canada, verrà prestata la massima attenzione da parte degli organi di controllo preposti dallo Stato, al fine di assicurare il rispetto scrupoloso degli standard qualitativi e dei processi di lavorazione nella massima reciprocità. Non si hanno ragioni per ritenere ed affermare che le nostre Istituzioni non mantengano quale obiettivo imprescindibile la salvaguardia delle produzioni agricole e agroalimentari made in Italy.


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