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PATTO PER LO SVILUPPO

PATTO PER LO SVILUPPO

Il punto di vista della CIA d’ABRUZZO

Di fronte alla comune consapevolezza della gravissima situazione economica e finanziaria dell’ Abruzzo, nell’autunno del 2010, le Organizzazioni di rappresentanza, datoriali e sindacali, accantonando particolarismi e distinzioni, individuarono, con senso di responsabilità, una strategia ed un percorso condiviso chiedendo, con il documento “ Vertenza Abruzzo”, alle forze politiche, di maggioranza ed opposizione, ed alle Istituzioni regionali di operare nell’interesse della collettività  e nel rispetto dei ruoli e delle funzioni, in maniera unitaria e coesa per il risanamento e lo sviluppo dell’Abruzzo.

La forte determinazione delle Organizzazioni e l’adesione del maggior partito dell’opposizione, portarono, nell’Aprile 2011, dopo un serrato e costruttivo confronto, alla sottoscrizione del  “ Patto per lo Sviluppo “.

La forza del Patto risiedeva nell’aver individuato e condiviso lo strumento attraverso il quale, con il reciproco impegno a  cooperare ed agire sinergicamente, operare per il risanamento e lo sviluppo dell’Abruzzo.
Il Patto, salutato da tutti positivamente e, forse, con qualche eccesso di ottimismo, rappresentava, sicuramente, un nuovo metodo di confronto ed impegnava la classe dirigente regionale, in tutte le sue articolazioni, ad un grande senso di responsabilità.

Poteva e doveva rappresentare lo strumento per quel necessario salto di qualità richiesto dalla delicata e grave situazione dell’Abruzzo.

Passando dalla genesi all’operatività, ad avviso della CIA d’Abruzzo, una lunga serie di vicende hanno, purtroppo, dimostrato che l’essenza del Patto, “ condivisione come metodo di governo “, è venuta meno affievolendone  lo spirito e la forza. Nel contempo la situazione economica e finanziaria dell’Abruzzo, in generale, non è molto diversa da quella che determinò la necessità di invertire metodi e comportamenti e che portò alla sottoscrizione del Patto. Pur non disconoscendo la valenza di alcune iniziative e di qualche risultato, la CIA d’Abruzzo esprime la propria insoddisfazione per questo primo anno di vita del metodo instaurato in Abruzzo che, addirittura, era stata individuato come prototipo da replicare nel resto d’Italia.

Ritenendo che in questa fase, anziché esporre l’elenco delle doglianze, sia più utile aprire una riflessione seria e responsabile sul futuro, la  CIA d’Abruzzo non può non partire dalle recenti decisioni di alcune Associazioni di uscire dal Patto, con le collegate polemiche, e le perplessità manifestate da altre.

La domanda alla quale siamo tutti chiamati a  dare una riposta è la seguente: c’è la volontà di ripristinare e rafforzare lo spirito  e l’impegno che portarono alla sottoscrizione del Patto?

Ribadendo che, purtroppo, permane la grave situazione di crisi, ad avviso della CIA d’Abruzzo quanto sopra non rappresenta un’optional ma una scelta obbligata ed auspica, quindi, che l’intera classe dirigente sia animata dal buon senso, faccia, dove necessario, un passo indietro, abbassi i toni della polemica e, con spirito di servizio, contribuisca al ripristino del clima necessario per riprendere con slancio, vigore e coerenza quel percorso comunemente  deciso e condiviso.

Ciò è un atto dovuto nei confronti della collettività abruzzese: imprese, lavoratori, cittadini e rappresenta  un’opportunità, da non sottovalutare o perdere, per una classe dirigente che vuole dimostrare  di essere tale. 
                                            

 Domenico Falcone
 Presidente Regionale CIA D’Abruzzo



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