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In Evidenza - 15 dic 2020
Ue: PescAgri, riduzione giornate in mare nuova minaccia per filiera al -40% dopo pandemia
Porre un veto al Consiglio Ue Agrifish, per contrastare la proposta di Bruxelles di riduzione del 15% le giornate di pesca nel Mediterraneo occidentale, che potrebbe essere estesa anche all’Adriatico. E’ questo l’appello dell’Associazione PescAgri al Governo e alla ministra delle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, per evitare di dare un colpo mortale alla filiera ittica, già in forte sofferenza per le pesanti ripercussioni della crisi pandemica. Secondo il presidente PescAgri, Antonino Algozino: “Il Covid non ha risparmiato il settore ittico nazionale e in particolare quello delle marinerie, che operano quasi esclusivamente nel Mediterraneo. Si è registrato un calo del fatturato del 40% rispetto al 2019, con la chiusura di importanti segmenti di mercato, come il canale Ho.Re.Ca., che ha portato a un surplus di prodotto e al crollo dei prezzi, oltre a una generale contrazione dei consumi pro capite, aggravata dall’incertezza delle imminenti festività natalizie”.
A queste difficoltà si aggiungono le problematiche derivanti dalla gestione delle acque territoriali ed internazionali, dall'applicazione dei piani di gestione per lo sforzo di pesca e dei regolamenti emanati o da emanare in seno alla Commissione Ue, che ora prevedono un’ulteriore diminuzione delle giornate di pesca per l'anno 2021. Questo piano europeo, secondo Algozino, “metterebbe seriamente a rischio migliaia di imbarcazioni dei nostri pescatori, impossibilitati a raggiungere la sostenibilità economica necessaria a proseguire l’attività”.
L’Associazione PescAgri mostra, dunque, solidarietà e vicinanza al comparto in difficoltà e auspica che le nostre istituzioni mettano in moto un’intensa attività di mediazione con la Commissione Ue a difesa del settore ittico, per riequilibrare le risorse alieutiche del Mediterraneo, in modo che i piani di gestione possano essere frutto di una condivisione tra operatori del settore, Stati membri e Paesi extraeuropei. Senza dimenticare il ruolo strategico dell’Italia nelle scelte politiche da attuarsi sul Mare Nostrum nel prossimo futuro con la programmazione del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP 2021-2027).
“Auguriamo, infine, -conclude Algozino- una rapida risoluzione delle azioni diplomatiche per la liberazione dei pescatori italiani sequestrati in Libia, affinché possano ricongiungersi con le rispettive famiglie prima di Natale”.
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In Evidenza - 14 dic 2020
Covid: Turismo Verde-Cia, no a canone RAI per agriturismi. Governo intervenga
Per contenere la diffusione del Covid gli agriturismi, così come ristoranti e hotel, hanno dovuto accettare sin da marzo, restrizioni significative, il lockdown e il coprifuoco. Eppure una volta chiuse, queste stesse strutture hanno dovuto, senza riduzioni o sospensioni, pagare integralmente il canone RAI speciale, ovvero riservato ad attività ricettive e canale Horeca. Un fatto incomprensibile per Turismo Verde, l’Associazione per la promozione agrituristica di Cia-Agricoltori Italiani, che oggi scrive alla ministra per le Politiche agricole, alimentari e forestali, Teresa Bellanova, affinché solleciti l’intervento sulla materia, da parte del Governo.
Su questo fronte, chiarisce Turismo Verde-Cia, è stato solamente posticipato dal 30 aprile al 30 giugno 2020, il pagamento della seconda rata con cadenza trimestrale. Azione per l’Associazione, chiaramente non sufficiente né coerente con lo stop imposto alle attività.
Le imprese agrituristiche con più di un apparecchio in uso, spiega ancora Turismo Verde-Cia, sono tenuti a pagare 407,35 euro l’anno (con quota semestrale pari a 207,82 euro e trimestrale di 108,07 euro). Inoltre, il canone RAI speciale, come affermato dalla Cassazione "costituisce una prestazione tributaria, fondata sulla legge, non commisurata alla possibilità effettiva di usufruire del servizio" (sentenza 20 novembre 2007, n. 24010). La Consulta, nel 2002, decise poi che, nonostante in origine sembrasse un corrispettivo per la fruizione, "il canone ha da tempo assunto natura di prestazione tributaria, fondata sulla legge" e legata al possesso del device, non al suo utilizzo.
Dunque, secondo Turismo Verde-Cia, l’eccezionalità dell’emergenza per il Covid e la crisi che ha investito il settore agrituristico per le forti restrizioni, rendono il pagamento del canone speciale RAI non una priorità e la sua sospensione, non penalizzante il regolare e ottimale svolgimento del servizio pubblico.
“Il Governo -scrive il presidente nazionale di Turismo Verde-Cia, Giulio Sparascio nella lettera appello alla ministra Bellanova -dovrebbe, come segnale minimo di comprensione e vicinanza al settore agrituristico, rivedere le misure intraprese e inserire una riduzione del canone, ad esempio del 25% come ha già deliberato la SIAE - per riportare solo un precedente nel settore privato - o riconoscere come non dovuto il pagamento del canone RAI speciale da parte di queste imprese nel 2021”.
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In Evidenza - 14 dic 2020
Export: Cia, al via partnership con Remomero per entrare sui mercati arabi. In vista di Expo Dubai
Sviluppare e promuovere l’export del Made in Italy agroalimentare nel mondo arabofono, attraverso una piattaforma di servizi dedicati alle piccole e medie imprese associate, che parte dal Libano per allargarsi a tutto il Medio Oriente, con l’occhio puntato al prossimo Expo Dubai. Questo l’obiettivo della collaborazione avviata da Cia-Agricoltori Italiani con Remomero, portale con sede a Beirut specializzato nell’assistenza allo sviluppo internazionale delle aziende nei Paesi dell’area mediterranea.
“Dopo il rinvio di un anno a causa della pandemia, Expo Dubai 2021 sarà con ogni probabilità il primo grande evento globale post Covid -spiega Aldo Alberto, responsabile Area Internazionalizzazione di Cia- una vetrina fondamentale per valorizzare le eccellenze del nostro Paese. Per questo, in vista dell’Esposizione Universale, è sempre più strategico un avvicinamento al mercato di Dubai, del Golfo e dell’intera area mediorientale, anche in un’ottica di diversificazione delle esportazioni”.
D’altra parte, già oggi gli Emirati Arabi Uniti sono il primo mercato di sbocco per il Made in Italy nel mondo arabofono. Secondo il rapporto ICE del 2020, tra i settori con le performance più rilevanti c’è proprio l’agroalimentare, con un valore dell’export pari a 290 milioni di euro. Ma si tratta di un mercato ancora non pienamente sfruttato rispetto al potenziale, tenendo conto che gli Emirati Arabi importano oltre 12 miliardi di prodotti per garantirsi l’autosufficienza alimentare.
In quest’ottica, la scelta di Remomero come partner di Cia per il Medio Oriente ha l’obiettivo determinante di facilitare l’ingresso nel mondo arabofono anche alle piccole e medie imprese agricole associate, offrendo una piattaforma di servizi di informazione, formazione e assistenza, nonché di marketing innovativo, per il lancio e la promozione di prodotti selezionati, sia destinati al mercato B2B che al B2C, partendo proprio dal Libano.
“Il mercato locale non è ancora tanto rilevante per volumi (tra prodotti agricoli, cibo e bevande l’export italiano verso il Libano vale circa 90 milioni di euro), ma mostra un elevato grado di apertura agli scambi e apprezza il livello qualitativo delle produzioni agroalimentari nazionali -osserva Cristina Chirico, responsabile Ufficio Internazionalizzazione di Cia- oltre ad intrattenere una fitta rete di relazioni commerciali con tutta l’area, esercitando un ruolo di ponte e una funzione di lancio verso il Medio Oriente e i Paesi del Golfo”.
“Selezioniamo e promuoviamo il saper fare delle Pmi italiane -sottolinea da Beirut Remo Ciucciomei, fondatore e direttore di Remomero Branding Export -. Vogliamo aiutare le aziende agroalimentari a focalizzare l’attenzione sui prodotti maggiormente strategici per determinate aree geografiche, fornendo tutta l’assistenza necessaria per una promozione efficace e personalizzata”.
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In Evidenza - 14 dic 2020
Natale: Cia, il Covid taglia 1 zampone su 3 sulle tavole degli italiani
Per la prima volta si stima un forte calo negli acquisti dei tradizionali zamponi e cotechini durante le feste di Natale, ennesimo colpo per la filiera suina, fiore all'occhiello del Made in Italy agroalimentare. Secondo Cia-Agricoltori Italiani, si registrerà una diminuzione di 1/3 rispetto ai 6 milioni di kg di prodotto (di cui 4 Igp, il resto tradizionale), consumato nello stesso periodo del 2019. Sono, infatti, fortemente diminuiti i ritiri di carne suina negli allevamenti da parte dell'industria alimentare, malgrado il -20% dei prezzi medi degli ultimi 2 mesi. Per gli insaccati precotti con cui tradizionalmente si festeggia il nuovo anno, è attesa, dunque, una contrazione dei consumi, a seguito delle misure imposte dal Governo per contrastare la pandemia. Sarà un San Silvestro sobrio, senza parenti e amici, né veglioni o ritrovi di famiglia e si dirà addio alle maxi-tavolate imbandite, che avevano nel 2019 un budget alimentare di quasi 2 miliardi, fra cenone e pranzo del primo gennaio.
Il giro d’affari di zamponi e cotechini è di circa 28 milioni di euro per i soli prodotti Igp, considerati più sicuri dal punto di vista della qualità, grazie al disciplinare che ne indica con precisione il luogo di produzione, le modalità di lavorazione e la conservazione delle carni. Cotechini e zamponi sono fatti della stessa sostanza: carne di maiale magra e grassa, macinata grossolanamente, unita poi a cotenna di maiale e tritata. La differenza fra i due prodotti è data dall’involucro: la zampa di maiale anteriore per lo zampone, il budello per il cotechino. Nonostante la diffusa credenza, non si tratta di prodotti particolarmente grassi, anche perché la cottura favorisce il calo della parte lipidica: 100 grammi contengono le stesse calorie di un etto di mortadella e meno della stessa quantità di salame, con un interessante apporto proteico fornito dalla cotica, oltre a buone percentuali di ferro, zinco e delle vitamine del gruppo B.
La crisi delle vendite di zampone e cotechino nelle feste del 2020 rappresenta per Cia, dunque, un ulteriore danno per il settore suinicolo nazionale già in crisi, che ha toccato addirittura un -18%, nonostante il lieve recupero registrato durante i mesi estivi. La forte contrazione dei prezzi è in parte dovuta alla saturazione del mercato europeo, con il mancato export in Cina delle carni suine tedesche, dopo i casi di Peste suina africana nei cinghiali in Sassonia, che hanno provocato un danno enorme agli allevatori di quel Paese.
In Italia, la crisi della zootecnia suina è amplificata dalle generali difficoltà del canale Ho.re.ca (hotel, ristoranti, bar, mense) dopo la crisi pandemica, che ha avuto un impatto particolarmente negativo su questa filiera. Ultima beffa per gli allevatori del settore, la deroga al 31 gennaio imposta dal Mise sull’obbligo di etichettatura di origine sulle carni suine trasformate dalle industrie (prosciutti, salumi, mortadelle), dilazionando la possibilità di una maggiore valorizzazione del Made in Italy.
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In Evidenza - 09 dic 2020
Gasolio agricolo: Cia, bene esclusione obbligo comunicazione e registro carico e scarico
Agricoltori esclusi dai nuovi obblighi di comunicazione e di tenuta del registro di carico e scarico del gasolio agricolo. Sarebbe stato l’ennesimo laccio burocratico su un settore che in materia è già adeguatamente monitorato. Così Cia-Agricoltori Italiani esprimendo soddisfazione per la circolare 47/2020 del 3 dicembre, emanata della direzione generale dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, dopo svariate sollecitazioni da parte dell’organizzazione.
Nel dettaglio, precisa Cia, l’obbligo che scatterà dal primo gennaio 2021, fa salvi gli imprenditori agricoli ed esclude i depositi aventi capacità pari o inferiori a 10 metri cubi, nonché gli apparecchi di distribuzione automatica di carburanti per i medesimi usi, collegati a serbatoi la cui capacità globale è pari o inferiore a 5 metri cubi.
Le motivazioni alla base di questo giustificato esonero, spiega Cia, sono del resto quelle già sostenute dall’organizzazione a partire dallo scorso marzo, quando ripetutamente rappresentate ai ministri dell'Economia e delle Finanze e delle Politiche agricole, alimentari e forestali, come anche al direttore dell'Agenzia delle Dogane e Monopoli, si è ottenuta la proroga dell’obbligo che era fissata per il primo aprile 2020.
Infatti, ricorda Cia, l’assegnazione di carburante per usi agricoli, deve già sottostare a una procedura, prevista dal DM 454/2001, che stabilisce la predeterminazione dei quantitativi di carburante da assegnare, obbliga alla tenuta del libretto di controllo e prevede la dichiarazione di avvenuto impiego del carburante nell'uso agricolo.
Secondo Cia, dunque, la previsione di ulteriori adempimenti, avrebbe creato soltanto un appesantimento burocratico e costi aggiuntivi a carico degli agricoltori.
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In Evidenza - 07 dic 2020
Dpcm Natale: Cia, chiusura Comuni penalizza agriturismi e aree rurali
Il divieto agli spostamenti tra i Comuni di tutta Italia nelle giornate del 25 e 26 dicembre e del 1° gennaio 2021, è l’ennesima scure sul settore agrituristico e arriva a vanificare l’unica fonte di guadagno rimasta entro fine anno, come anche una delle poche occasioni di condivisione in sicurezza, il pranzo delle festività natalizie fuori casa e negli agriturismi. A intervenire sulla misura contenuta nel Dpcm di Natale, è oggi Cia-Agricoltori Italiani che, preoccupata per la tenuta delle strutture agrituristiche, pone l’interrogativo: “Aperti per chi?”.
Il settore agrituristico, puntualizza Cia, è tra i comparti produttivi che stanno maggiormente subendo da marzo, gli effetti della crisi da Covid. I 24 mila agriturismi italiani che contano un totale di 100 mila addetti, hanno perso nel 2020 ormai al termine, più di 600 milioni di fatturato (su oltre un miliardo di euro annuo in media) e oltre 2,95 milioni di presenze. Il Natale sarebbe stato, indubbiamente, strategico dal punto di vista dei guadagni, ma -precisa Cia- le chiusure dei confini comunali nei tre giorni di festa chiaramente più importanti, finiranno per far perdere alle aziende agrituristiche, oltre il 50% del fatturato di tutto dicembre.
Inoltre, spiega Cia, la chiusura dei Comuni, procurerà un disagio sociale non irrilevante alle aree rurali d’Italia. Va ricordato, infatti, che siamo un Paese con 5.500 piccoli comuni (popolazione intorno ai 5 mila abitanti) su un totale di 7.914. Sono il 69% del totale dei comuni italiani (primi Valle d’Aosta e Piemonte). A risiedere nei piccoli borghi d’Italia, quasi 10 milioni di persone, il 16,5% della popolazione nazionale. In parallelo, aggiunge Cia, le strutture ricettive nei piccoli comuni sono 56 mila, il 27% del totale, e fanno quasi quota 12 mila, solo le strutture agrituristiche.
Stando a questi dati, è dunque evidente, per Cia, che blindare i Comuni a Natale, Santo Stefano e il primo dell’anno, esprima non solo una visione ‘città centrica’, ma trascuri da una parte il ruolo svolto dagli agriturismi nelle aree interne del Paese e dall’altra, le specifiche caratteristiche di queste strutture, come i pochi coperti e gli ampi spazi all’aperto, in linea con le disposizioni per il distanziamento.
“Si può comprendere la chiusura delle regioni dal 21 dicembre come pure il coprifuoco -è intervenuto il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino-, ma la stretta sui Comuni emerge come rigidità estremamente penalizzante sia per le famiglie delle aree rurali che per le aziende agricole e agrituristiche”.
“Chiediamo al Governo di continuare a lavorare sui ristori per il settore agrituristico -ha aggiunto Scanavino- così come l’Associazione Turismo Verde-Cia ha già sollecitato con una lettera, l’intervento della ministra Teresa Bellanova, affinché si predispongano, tempestivamente, per gli agriturismi, proporzionati contributi a fondo perduto a parziale ristoro delle perdite di fatturato che saranno notevoli nel periodo natalizio. Infine -ha concluso il presidente Scanavino- rilanciamo la campagna Turismo Verde-Cia #sostieniltuoagriturismo, perché non si perda la sana abitudine di organizzare un pranzo o programmare un soggiorno nelle strutture di tutta Italia, dove gustare piatti tipici del territorio e rilassarsi in mezzo alla natura, contribuendo al tempo stesso a mantenere viva l’offerta turistica nelle aree rurali, spina dorsale e anima green del Paese”.
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